04/04/2005, Famiglia Cristiana n.34
Un'officina a misura d'uomo
A PORDENONE, IN UNA VECCHIA FABBRICA, UN CENTRO D'ARTE DOVE PERSONE AUTISTICHE, EDUCATORI ED ESPERTI LAVORANO INSIEME FACENDO MOSAICI. E MOLTO ALTRO.
C’è un pezzo di archeologia industriale dell’Ottocento a Pordenone, le ex officine Savio, che dalla decadenza cui sembravano condannate sono tornate a vivere diventando un luogo con una destinazione del tutto particolare: l’Officina dell’arte, un centro diurno lavorativo modello, studiato in modo specifico per persone autistiche, dove gli ospiti si dedicano ad attività artistiche e artigianali lavorando accanto a operatori, educatori, psicologi, grafici ed esperti mosaicisti, in un rapporto che vuole essere non assistenziale ma paritario. Non solo: il centro, inserito nel cuore della città, è diventato una parte della sua vita, aperto alla comunità e a chiunque voglia visitarlo e promuove iniziative e corsi che vedono partecipi cittadini e artisti importanti. Tra gli ultimi eventi: un corso teorico-pratico di tecnica musiva, tenuto nello scorso marzo da una maestra mosaicista di fama internazionale, Carlina Zanelli. L’officina fa parte della rete di servizi per persone autistiche realizzata dalla fondazione “Bambini e autismo”, che opera su scala nazionale e che, nella zona di Pordenone, ha già dato vita a diversi centri, tra cui uno diagnostico e uno riabilitativo. Quest’ultima realizzazione è stata possibile grazie al contributo della Regione Venezia Giulia e della Fondazione UMANA MENTE, costituita dalla Ras con l’obiettivo di finanziare progetti innovativi e ad alto impatto sociale per la disabilità congenita intellettiva e il disagio minorile.
Una struttura aperta
Oltre al laboratorio di mosaico, che rappresenta l’attività peculiare dell’officina, nella quale sono impegnati maestri mosaicisti che provengono dalla scuola di Spilinbergo, il centro svolge altre attività lavorative che vanno dal packaging all’informatica, ai prodotti biologici: attività non fine a sé stesse, ma di alto valore qualitativo, destinate anche a promuovere l’autofinanziamento, oltre che a stimolare la creatività e la personalità individuale. “Quando si realizzano queste strutture!, dice Davide Del Duca, presidente della fondazione, “c’è sempre il pericolo di creare luoghi chiusi e per certi versi segregati e frequentati solo da “addetti ai lavori”. Chi ha ideato il centro ha viaggiato per l’Europa al fine di rendersi conto delle esperienze fatte all’estero e ha voluto invece farne una struttura aperta, partecipata dalla città.”

















